Si parla spesso del fenomeno denominato mansplaining, ovvero uomini che ti spiegano cose. Quello che ho constatato è che, oltre agli uomini, c’è un’altra categoria di persone prontissime a dire la propria, a spiegare come ci si deve comportare in una determinata situazione e a dire, più semplicemente, come si fa: le mamme. Per questo, ho coniato il termine mumsplaining, ovvero quell’atroce malattia che porta una donna, una volta diventata madre, a voler educare a tutti costi le neo-mamme e i neo-papà. Inutile cercare di farla franca: siamo tutte mamme spiegone, e una volta riconosciuto questo dramma collettivo l’unico passo saggio da fare sarebbe quello di tenere chiusa la bocca quando si vorrebbe dire a tutti costi la propria su svezzamento o asilo nido e babysitter. Quando ero incinta, e quindi per qualche strana ragione considerata incapace di intendere e di volere, è stato il periodo con il mumpslaining più accanito di sempre e io che pensavo: che pago a fare una ginecologa e un’ostetrica se tutti si sentono in diritto di dirmi la propria? Perché mi devono dire che ho la pancia troppo grossa quando la ginecologa mi ha detto che sto benissimo? Perché devono dirmi cose senza senso, che tipo il ferro non devo assumerlo perché la gravidanza è un momento in cui una donna deve essere morbida e il ferro invece indurisce? Che ne sanno delle mie analisi, le hanno viste? Decine di ostetriche improvvisate e di medici senza frontiere capaci di dire cose allucinanti come “Non puoi continuare a lavorare fino al nono mese, fa male a te e al bambino”. Durante la gravidanza ero molto arrabbiata, lo attribuivano agli ormoni, ma io ero proprio arrabbiata con le persone che mi dicevano persino come era opportuno che dovessi sentirmi, in dolce attesa. Gli uomini, però, se ne stavano in disparte. Certo, c’erano i terribili toccatori di pancia, quelli che si avvicinavano e senza chiedere il permesso ti mettevano una mano sul ventre sperando che proprio in quel momento il bambino scalciasse, e per fortuna mio figlio non ha mai regalato simili soddisfazioni a tali molestatori. Ma, a parte questo, nessuno ha mai osato dire nulla. E anche a parto avvenuto, quando ormai sei anche tu una mamma a tutti gli effetti e hai in braccio tuo figlio, lo annusi, lo attacchi al seno e gli cambi per la prima volta il pannolino, arriva una mamma che ti dice come è meglio farlo. Ma io questo non posso saperlo, perché non ho voluto nessuno attorno per molti giorni dopo il parto, a eccezione del padre di mio figlio. Non volevo ingerenze, volevo che la vita del mio bambino iniziasse serenamente con le mie sole cure, forse sbagliate, ma di sicuro amorevoli e perciò non mi sono troppo sorpresa che sia sopravvissuto. 

Il guaio però a quel punto è stato un altro: sebbene io non avessi più attorno gente che mi diceva cosa dovevo fare (e a ora, un anno e mezzo dopo, hanno tutte imparato la lezione e nessuna mi dice più niente), avevo cominciato io a suggerire al mio compagno cosa doveva fare e come: il pannolino più in alto, il cappellino per favore ben calcato, hai mancato un bottone del cardigan, gli hai messo le scarpe al contrario?? Oddio, gli hai messo le scarpe al contrario!

C’è tutta una schiera di persone ancora poco avvezza al fatto che un uomo possa prendersi cura di un bambino piccolo, la cultura patriarcale ha la sua chiara e fortissima responsabilità, ma piano piano si sta erodendo e noi giovani coppie abbiamo il compito difficilissimo di buttare giù certe credenze e preconcetti. Perciò, quando un uomo si prende cura insieme a una donna del loro figlio, ma lo fa peggio, con meno accuratezza della madre, la frase che si sente dire è: vabbè, dai, è già tanto che ti aiuta. Innanzitutto, è bene ricordare che i padri non aiutano ma crescono i figli insieme alle madri; poi, non si capisce perché una donna debba essere impeccabile nelle sue mansioni di madre e casalinga mentre a un uomo si può perdonare qualche imprecisione. È vero, di uomini che fanno notare con brutalità a una donna di non aver lavato bene i piatti ce ne sono per fortuna molti meno di un tempo, ma è anche vero che sono le donne per prime a essere molto attente che i piatti siano ben lavati perché ormai il loro comportamento è stato viziato da secoli di asservimento. Tutto questo è necessario per capire perché le madri sono così severe con i padri e perché cercano di impartirgli lezioni e di inculcargli i loro metodi: sono più stressate, perché devono pensare a più cose, e tutte contemporaneamente, devono essere precise e non possono commettere errori: perché sono donne, innanzitutto, e perché sono madri. E le madri devono essere perfette. È proprio da questa finta idea di perfezione che nasce il mumsplaining: siccome sono madre e dunque perfetta, ti faccio vedere io come si fa. C’è molta aggressività in tutto questo, inutile negarlo. Anche le donne più dolci e mansuete, volendo imporre anche con le buone maniere il loro punto di vista sulla crescita della prole, sono aggressive e prepotenti. Non che in questo ci sia qualcosa di male, intendiamoci. Ma qui crolla il mito della madre perfetta e madonna e al suo posto viene eretta un’altra statua, dai connotati decisamente più umani: quella della madre imperfetta, un po’ incazzata, che sbaglia e ripara. Una madre dolce, perché vera. 

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