Non so se è perché sono siciliana che penso spesso all’onore, al valore che gli abbiamo sempre attribuito associandolo, invece che a istanze dello spirito, a problemi legati al corpo. Sarà stato l’onore degli uomini che tenevano le mogli sottochiave, utilizzate come cuoche, domestiche, uteri e bambole per soddisfare le proprie voglie, ad averci portato sino a qui. Sarà che da piccola mi raccontavano che la cosa più intima che si poteva mostrare di una donna sposata era il lenzuolo macchiato di sangue, subito dopo la prima notte di nozze, esposto sul balcone perché tutto il paese vedesse. Sarà per queste ragioni e per altre, che io l’onore del corpo l’ho sempre attribuito a una forma di violazione della libertà femminile, perché il buon nome di una femmina rende anche l’uomo rispettabile, che sia padre o marito. I cornuti degli anni 50, su cui Brancati e le belle commedie italiane hanno intessuto storie che si iscrivevano perfettamente in quel tempo, oggi non esistono più, sostituti dall’animale social che vuole il consenso persino sul seno prosperoso della propria moglie. La porta del focolare domestico non solo è stata aperta, ma si sono spalancate tutte le finestre, mettendo la moglie prima segregata alla mercé di tutti. L’uomo con la fantasia sessuale di condividere la propria compagna con altri uomini si chiama cuckold e se anche la compagna è d’accordo, nessuno può imbizzarrirsi, al massimo sorridere davanti all’ennesimo kink sessuale. Sappiamo però che il consenso è merce rara perché le vite degli adulti sono troppo complicate per stare dietro pure a fantasie complesse e quindi, davanti a una moglie che non vuole saperne di fare cose strane, il marito le fa lo stesso, utilizzando il corpo di lei, ignara, per ricevere piacere e per procurarlo ad altri sconosciuti. Raro, direi, è anche il buonsenso di chi ormai compie veri e propri reati -perché la diffusione di materiale privato senza autorizzazione è un reato- sui social, pensando che dall’altra parte dello schermo non ci sia nessuno, e invece dietro lo schermo c’è il mondo.  Ritrovarmi fra le pagine di un forum piene di misogini ormai così assuefatti dalla pornografia da spingersi a postare foto di donne inconsapevoli, non mi ha stupito perché sono donna e come tutte le donne sono cresciuta con la consapevolezza che il mio corpo può suscitare desiderio o repulsione. E mi hanno detto anche che in entrambi i casi la colpa è mia, se mi desiderano in un modo sbagliato è perché me la sono andata a cercare, se non mi desiderano abbastanza è perché ho poco amore per me stessa, quando per esempio dimentico di farmi la tintura. Gli insulti sessisti rivolti alle donne inconsapevoli di essere esposte al pubblico piacere non sono solamente indice di una cronica mancanza di rispetto che investe qualsiasi campo dell’esistenza, quindi anche l’amore e il sesso, ma di un’arretratezza emotiva che si porta dietro pure quella culturale. Io non mi sento disonorata o sporcata dagli insulti, dallo sguardo di uomini sconosciuti, perché il problema non sono io, non è il mio corpo, che non smetterò di esibire nei modi che ritengo più opportuni per me. Sottrarsi al vittimismo può dare agli uomini l’occasione di ritenersi, finalmente, unici responsabili delle proprie azioni -azioni, non pensieri, ciascuno può continuare a nutrire le proprie fantasie con tutti gli alimenti che vuole, solo non può pretendere che mangi pure io alla stessa tavola. Un mio amico colto e sensibile una volta mi ha detto che il sogno di ogni uomo è che una prostituta gli dica: sei il più bravo di tutti. È quello che cercano i maschi sui forum, che fanno a gara per dirla più grossa su una anchor woman che sta facendo il proprio lavoro, commentando l’immagine impettita della giornalista con oscenità. Dimostrare di essere il più maschio di tutti perché ti sei spinto oltre con le parole, una gara di virilità dove non è difficile intravedere vene di un’omosessualità mai dichiarata a sé stessi, perché è nell’eccitazione dell’altro che io incontro la mia- Il problema non è il desiderio, ma che cosa ne stiamo facendo del nostro desiderio, diventato arma per punire, per colpire chi è ritenuto responsabile della nostra miseria, della nostra vulnerabilità. 

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