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Sull’isola uno psicologo veniva a trovarci una volta a settimana per monitorare il nostro stato di salute mentale o, per farla meno drammatica, il nostro umore. Un giorno mi ha chiesto di assegnare a ciascun compagno naufrago un ruolo all’interno di una famiglia immaginaria.

“Le Donatella? Le vedrei bene come mie figlie”, ho detto senza pensarci.

La differenza di età fra me e loro non è poi moltissima, io sono vicina ai trenta, loro da pochissimo superato i venti, sarebbe biologicamente impossibile tale grado di parentela fra noi. Eppure guardarle lanciarsi in imprese spericolatissime che solo loro potevano e sapevano fare, suscitava in me le apprensioni tipiche di una madre. Quando le vedevo tornare dal mare con le mani sporche di nero e viola per i ricci che avevano pescato, le gambe ferite dagli scogli, le spalle ustionate, non riuscivo a non provare commozione per queste due splendide, coraggiose ragazze. Le Amazzoni le hanno chiamate, e non a caso. Queste due fate selvagge sono Sagittario ascendente Sagittario, dotate di arco e freccia ma soprattutto di sguardo lungo per puntare lontano. E il bersaglio l’hanno centrato alla grande, vincendo questa decima edizione de L’Isola dei Famosi.

“Sull’isola ci trattavano come maschi, mai un apprezzamento, mai che ci dicessero quanto siamo belle!” scherzano loro. Sono tuttavia consapevoli di suggerire un tipo di femminilità non convenzionale e, proprio per questo, vincente.

“Andare a pesca mi faceva sentire donna. Costruire, porsi sempre nuovi obiettivi per ammazzare il tempo è qualcosa che ha a che vedere con la femminilità, no?” dice Silvia mentre ci dirigiamo verso la nostra festa da ex naufraghi subito dopo la vittoria. E come darle torto? La creazione, dopotutto, è femmina.

E’ impossibile pensarle separate, l’una riesce sempre a finire il discorso dell’altra e i momenti di telepatia sono riusciti a stupire persino una scafatissima come me, che di magie e misteri qualcosa so.

“Per noi l’isola è stata sicuramente più facile che per voi. Una delle persone più importanti della nostra vita era lì con noi, mentre voi eravate soli. Gli affetti sono la cosa che più ti manca, oltre al mangiare naturalmente e a quel senso di libertà che per forza di cose lì non puoi avere” dice Giulia.

A proposito di cibo, gli racconto un sogno fatto qualche notte fa: tutti noi naufraghi viaggiavamo su un treno in cui trovavamo del cibo, tantissimo e delizioso cibo, ma i tipi della produzione ci impedivano di mangiarlo.

“Quando eravamo sull’isola sognavamo sempre di mangiare. Ma anche fuori, nei giorni precedenti alla finale, abbiamo sognato più volte di abbuffarci”, confessa Giulia.

IMG_0266La fame, una volta tornati alla normalità, non passa mai. Hai paura che il cibo prenda vita e scappi dal piatto o che qualcuno ti dica “Mi dispiace, il minuto e trenta che avevi a tua disposizione è scaduto, devi riconsegnarci le polpette”.

“Cos’è per voi la vittoria?” gli chiedo io sinceramente curiosa del loro punto di vista. Io, per esempio, non ho mai avuto le idee chiare sul senso e sul valore della vittoria. Mi sembra un concetto astratto. E infatti non ho vinto, mica a caso.

Silvia è serissima “La vittoria la costruisci ogni giorno. Non è qualcosa che capita per caso o un fatto di fortuna. Se ogni giorno lo vivi da vincente, non potrai mai finire da perdente”.

Guardo queste due ragazze bellissime che nel frattempo hanno indossato grandi occhiali colorati e cambio idea: voglio essere io figlia loro.

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