Melissa P. è piccolina, con grandi occhi nocciola appena truccati, la bocca di una bambola di porcellana e i capelli sciolti sulle spalle. I tacchi alti le creano qualche difficoltà a smontare dal motorino. Si siede al tavolino di un bar nel centro di Catania, la città dove è nata e vive, ordina un the freddo senza granita. Sorride al cameriere. Poi mi guarda dritta in faccia, con l’espressione di chi non si spaventa di nulla e ha una risposta anche alla domanda più cattiva. Ha scritto “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, in uscita per l’editore Fazi, diario di una diciassettenne che fa un’esperienza sessuale dietro l’altra come se chiudesse gli occhi e si tappasse il naso prima di prendere un cucchiaio di amara medicina. Perde la verginità senza amore né piacere con un semi-coetaneo freddo e rozzo che la accusa di non essere vergine e se ne frega se ha paura di sentire male. Si butta in rete e concede appuntamenti a ragazzi e uomini più grandi di lei che non usano tenerezza né buone maniere, che le propongono giochi sempre più estremi, che ne abusano in cinque, che la stuprano, che la umiliano e la mollano. Un professore incaricato di metter riparo alle sue negligenze scolastiche è forse meno peggio degli altri, “è solo un vigliacco”, dice lei che ne era un pochino innamorata. Era il più appassionato di lei, e le ha strappato qualche brivido di piacere. Per il resto, la sola gioia del corpo è quella solitaria dell’attesa, delle fantasticherie. Alla fine di questo diario in si cui racconta di questo bar dove sediamo, del mercato, delle garconniere e delle strade di Catania, Melissa incontra al pub sotto casa un tipo della sua età che è in grado di farle una serenata sotto le finestre invece di cercare subito di portarla a letto, ma non si sa come andrà fra di loro, e il diario ci lascia così, ad augurarci che qualcosa di buono succeda a questa ragazzina così intensa, tenera e atrocemente sola.
Melissa P. sembra venire da un mondo in cui non ci sono mamme affettuose a domandare che cosa hai fatto oggi, papà che chiedono come mai hai quel faccino distrutto stasera. Ad ogni pagina si spera nell’arrivo di amiche sagge, di un angelo custode che la trattenga dal un precipizio. Basterebbe un insegnante che vede il talento e lo incoraggia, invece Melissa P. prende cinque in italiano perché la sua prof dice che non sa comunicare e quando scrive delira. Basterebbe una nanny elettronica che le impedisce di passare i pomeriggi in sessoperverso.it. Invece nel mondo che circonda Melissa gli adulti non fanno caso a lei o si slacciano subito i pantaloni restando indifferenti lontani, nemici.
“Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” sembra fatto apposta per costringerci a passare l’estate a domandarci che ne è delle nostre figlie, dove abbiamo sbagliato, come possiamo metter riparo. Qui non c’è la fame di emancipazione, libertà e di avventura di “Volevo i pantaloni”, non c’è il mondo caldo e interessante né il sesso incerto ma affettuoso e significativo di “Porci con le ali”. C’è una tristezza fredda, quasi ipnotica, resa con una scrittura molto più elegante e precisa di quel che ci aspetterebbe da una ragazzina.
Simone Caltabellota, l’editor della Fazi cui il libro è arrivato per e-mail una mattina della scorsa primavera, dice che infatti lì per lì aveva pensato a uno scherzo. Invece Melissa P., che legge avidamente romanzi classici e moderni e passa ore in libreria (“finché non mi buttano fuori”), aveva mandato il manoscritto a lui come a editori di libri pornografici, uno dei quali le aveva prontamente proposto di tacere tutto ai suoi genitori e perfino di pubblicare con il suo nome e cognome.

Hai fatto veramente le esperienze raccontate da Melissa P.?

Si. Volevo dimostrare qualcosa. Non so che cosa. Forse soddisfare la mai vanità femminile. Che gli uomini mi trovassero bellina, e me lo facessero sentire. Però non avrei voluto che mi dicessero solo che sono bella. Speravo che vedessero in me qualche cosa di più. Forse ho pensato che offrendo sesso avrei trovato qualcuno che mi capisse. Che avrei trovato amore. Una strada contorta. Anzi, un labirinto da cui non si sa poi come uscire. Melissa fa finta di essere quello che non è e così riceve quello che non vuole. E’ narcisista e non se ne vergogna. Lo so, è un brutto difetto.

Perché hai deciso di scrivere questa storia?

Per dire di no. Per riscattarmi. Come una specie di terapia. Mi ha disintossicato. All’inizio, quando ho deciso di smettere di fare sesso con tutti, sono stata male, avevo nausea e tremori. Ora va meglio. E’ stato come liberarsi da una droga. Così adesso che le ho scritte vedo quelle esperienze come in un sogno, come se fossero mie solo perché le ho raccontate in un libro. Ora le ho create, è come se non le avessi veramente vissute.

Perché un uomo dietro l’altro? Gli uomini non sembrano piacerti. Li descrivi come dei vermi.

Ma no. Erano solo mediocri, egoisti, menefreghisti. E pensare che all’inizio mi sembrava di amarli tutti. Melissa infatti, nel libro, dice a tutti che li ama. Ma non è vero. Li avevo sempre in testa, questo si, e speravo che fosse amore. Mi piaceva tanto l’idea di innamorarmi. Speravo che mi succedesse. Non sono arrabbiata con loro perché non mi hanno amata.

Per quanto Melissa ne faccia veramente di tutti i colori, sembra non provare mai neppure una scintilla di piacere fisico. Come facevi a ingannare i tuoi amanti?

Fingevo. Ma siccome non erano affatto interessati a me come persona, non se ne accorgevano. Avevo uno scopo estraneo al sesso, e poiché non era mai soddisfatto andavo avanti. Il piacere carnale non mi interessava per niente.

Li incontravi in chat. Davi loro un appuntamento. Quando li incontravi ti attiravano?

No, non particolarmente. Però andavo avanti lo stesso perché tirarmi indietro mi sembrava da vigliacca. Mi sentivo male, umiliata, in colpa, ma non mi fermavo.

Quando hai scritto il libro?

Ho scritto durante lo scorso inverno, invece di fare i compiti. Scrivevo in garage, dove avevo portato il computer, perché mia madre non vuole che tenga il pc in casa. Faceva freddo, ma me ne dimenticavo tanto era il piacere di raccontare, di mettere per iscritto la mia storia e le mie emozioni.

Che cosa è successo quando i tuoi genitori hanno letto il libro?

A mio padre non interessa quello che scrivo, non gli è mai interessato. Eppure leggo e scrivo da quando avevo quattro anni. Mia madre invece ha trovato le bozze in casa perché le avevo dimenticate in giro, e si è arrabbiata tantissimo. Loro non volevano che pubblicassi questo libro, dicevano che era pornografico e perverso. Allora gli ho detto che era tutto inventato.

Ci hanno creduto?

Che ne so. Però poi a mia madre la verità l’ho detta. Una volta mi ha confidato che aveva litigato con mio padre e che soffriva tanto. Io le ho raccontato di quando ho avuto rapporti orali con cinque ragazzi. Questa è vera sofferenza, le ho detto. Si è messa a piangere. Ora quando mi rimprovera me lo rinfaccia: tu sei brava solo a scopare, mi dice. Oppure sostiene che la mia bravura a scrivere è tutta merito suo, perché è convinta di essere molto creativa. Però con me è un po’ cambiata. E’ andata in terapia. Mi ha proibito Internet.

Sono sorpresa. Tu vivi in una città del Sud, sia pure molto vivace e colta. Si ha l’idea che qui ci sia molto controllo sociale e sessuale.

E’ un luogo comune che non corrisponde alla verità. I genitori in realtà sono molto indifferenti ai loro figli. Non sanno dove sono, che cosa fanno, come stanno, che cosa vogliono.

E tu che cosa vuoi?

Andarmene da qui più presto possibile. Il paesaggio è bello, ma la gente superficiale, tutta presa dal divertimento, dalla discoteca, da piccole cose meschine. Voglio altri spazi. Mi sono abbonata al Teatro dell’Opera e una serie di concerti di musica sinfonica. Ci vado da sola. Vado da sola anche al cinema. Vorrei fare un lavoro nell’ambiente culturale, lavorare nell’editoria, fare la giornalista, l’addetto alle pubbliche relazioni. Vorrei un fidanzato, ma senza vederlo sempre, perché mi scoccerebbe.

Ma ce l’hai un’amica?

Ho cercato tanto un’amica con cui parlare di libri e non l’ho mai trovata. Però da un anno a questa parte ho un’amica vera, che si chiama Anna. Il libro è dedicato a lei.

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