Per molto tempo li ho nascosti sotto la sabbia, li ho protetti con scarpe chiusissime in estate, li ho infilati dentro le calze in inverno. Non solo non volevo che nessuno prestasse attenzione ai miei piedi, ma persino io dovevo allontanarmi da loro, non guardarli, fare finta che i miei piedi non esistessero.  Per questo immaginavo che mondo meraviglioso potesse essere quello in cui a posto dei piedi mi ritrovassi con delle rotelle: non solo sarei potuta andare più veloce, ma avrei avuto il grosso vantaggio di non avere le dita e nemmeno le inguardabili unghie. Ma il disgusto per i piedi non era solo rivolto ai miei, ma a tutti gli altri che vedevo. In estate erano la mia tortura. Tutta quell’esposizione di piedi, di carne rosa e molle, unghie mal tinte, unghie malate, dita storte, calli, piedi ciccioni, piedi secchi, piedi enormi, persino i piedini dei piccoli umani mi davano un senso di inadeguatezza col mondo intero. Sentivo puzza ovunque andassi: sugli autobus, per strada dove migliaia di piedi seminudi facevano di tutto per confermare la loro presenza, arrogantissimi piedi.

Sia chiaro: questa cosa dei piedi degli altri ce l’ho ancora e sono immensamente felice che l’estate sia finita e la gente si copra con gli stivali e le calze e non c’è mare non c’è lago, ci sono uffici e scrivanie sotto le quali nascondere la parte bassa della caviglia. La bella notizia è che con i miei piedi, invece, ho fatto pace.

E’ successo un paio d’anni fa, quando ho conosciuto Franco Saudelli, disegnatore e fotografo specializzato da sempre nel barefoot e nel bondage. Io volevo soltanto che lui mi legasse con quelle sue corde, ma mostrare i piedi era per lui necessario. Quindi mi tolse scarpe e calze e fotografò, per la prima volta, i miei piedi. Che se ne stavano lì tesi e contratti in pose poco naturali, vergognosi di vedere il mondo per la prima volta, la luce, il flash, occhi stranieri. Non so cosa accadde esattamente da quel momento in poi, il processo di accettazione dei miei piedi è stato tanto fulmineo da diventare assai poco memorabile. Eppure da quel giorno i miei piedi, non solo li mostro, addirittura li esibisco. Indosso scarpe aperte persino in inverno, li lascio fotografare, li concedo ai piaceri erotici, ogni tanto li guardo e penso che sono belli: numero 35 e dita proporzionate, pianta ergonomica, collo del piede di tutto rispetto.

Sebbene la fobia per i piedi altrui mi sia rimasta, devo ammettere che verso i piedi femminili sono assai più tollerante che con quelli maschili. Per guardare i piedi ad un uomo posso impiegare mesi, e spesso accade che non sappia assolutamente che piedi avessero gli amanti casuali. Un uomo, il mio uomo, non deve assolutamente cedere alla tentazione di indossare scarpe aperte, nemmeno se il caldo è soffocante e le dita reclamano aria fresca. Non può. E’ vietato. Preferisco una patta aperta ad un paio di infradito. E, per le donne, dita seducenti invece che ombelico.

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0 thoughts on “Anatomia di una scrittrice su GQ – PIEDI Commenti

molto diffusa la fobia verso i piedi maschili da parte delle donne, eppure io ho compiuto l’eccezione. i miei piedini piacciono, e sinceramente li considero più belli di quelli di molte donne. 🙂

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Qualcuno vuole che li lecco i piedi??

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Cara Melissa, se solo sapessi cosa darei per godermi il profumo e il sapore dei tuoi piedini…

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Fai bene, cara Melissa, ad esibire il tuo numero 35… Se solo sapessi cosa non farei per avere il profumo e il sapore di quelle due meraviglie!

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Ciao Mellissa, condivido appieno la tua visione ankio provo lo stesso disgusto verso “i piedi” persino il nome mi fa schifo. Sono uomo e odio i miei piedi e mi fa ribrezzo vedere quelli deglia altri uomini. Viceversa per un bel piede femminile farei qualsiasi cosa e lo ritengo la parte più sexy di una donna. I tuoi sono meravigliosi…

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Melissa
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Il primo romanzo "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" è del 2003. Il suo ultimo romanzo è "Cuori arcani", Mondadori. Dal 2011 cura la rubrica di astrologia per il settimanale "Grazia". Vive a Roma.
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