Sono a Milano, finisco di registrare prima del previsto ma troppo tardi per l’ultimo Eurostar. Poca voglia di solitudine, stanotte, né alberghi, tv satellitare, sacchetti igienici, pantofole di spugna.

treno

Treno notte, quindi, cuccetta. Fauna strana: non colletti bianchi forniti d’iPhone e pc portatile, quelli che non c’è mai requie, quelli che hanno un lavoro ma non una vita, e unghie pulite e scarpe comprate al centro commerciale un sabato pomeriggio con moglie e figli.

Fauna strana: quattro marocchini, un giamaicano, un’albina tipo “un angelo alla mia tavola”. Poi: una transessuale brasiliana, un’indiana, un gruppo di napoletani.

Saliamo tutti nella carrozza 1.

Io e l’indiana condividiamo lo stesso scompartimento. Si chiama Sukrama, come la pasta ayurvedica che assumo tutte le mattine per far funzionare le ovaie.

E’ nata in Sri Lanka, ha vissuto per qualche anno ad Acitrezza, dove ho passato gli ultimi anni di vita sicula prima di arrivare dove sono arrivata. Poi si è trasferita a Milano e dice “I milanesi non capiscono il dolore degli altri”. Ha gli zigomi alti, i capelli lucenti. Scrivo l’indirizzo della sua casa in Sri Lanka, sarò sua ospite.

Un napoletano passa e spassa: buonasera dice, una due dieci volte. Un paio di frasi in siciliano e da terroni ci intendiamo: si ammansisce, si ritira. E’ sposato, due figli e fa l’operaio. Fumiamo una sigaretta clandestinamente, ci lamentiamo del freddo settentrionale, mi aiuta a sistemare la valigia, mi offre la sua sciarpa, no grazie.

Una figura alta e nera si staglia davanti la cabina che io e Sukrama abbiamo occupato: una donna di sessantanni, elegante, capelli biondi corti tagliati a colpi di scure. Lo sguardo è vuoto e perso, le chiedo se ha bisogno d’aiuto. Mi guarda, parla pianissimo, dice qualcosa, si volta dall’altra parte. Io e Sukrama ci scambiamo uno sguardo, magari dopo andrà meglio.

La Donna Perduta decide di piazzarsi nella nostra cabina, precisamente nel letto che dovrebbe essere destinato a me. Glielo cedo, sono giovane, mi arrampico io sulle scale. Lei è nervosa e non ringrazia, il mio è un atto dovuto.

Mi stendo, apro il libro di poesie di Sylvia Plath, sempre in borsa al posto della Bibbia, giace sul fondo insieme ai tarocchi e un paio di boccette di olio essenziale. Giornata lunga, faticosa, variopinta, dormirò senza pentimenti.

Luci spente, femmine a riposo.

Donna Perduta attacca una litania. Dapprima sommessa, leggera, pare proprio una preghiera. Pregherà, sì, mi dico. Gesù salvami dagli incubi eccetera eccetera. Poi il tono si alza, è minaccioso, perentorio. Le frasi sono sconnesse e non hanno nulla a vedere con la religione. Combatte con un qualche nemico, forse più d’uno. E’ tutto nella sua testa, così reale che mi sembra di vederli tutti i suoi nemici, tutti lì, stipati nella vettura n°1, trenonotte Milano-Napoli.

Urla, poi non urla più, mormora, e ride, piange, sbatte i piedi. Le domandiamo cos’ha, vuole aiuto, qualche pillola, una carezza? Non risponde, è Donna Perduta.

Le sue parole sono inascoltabili, invisibili, per un attimo stanno sospese dentro lo scompartimento e quando stai per afferrarle fuggono via, impaurite.

Ma riesco a sentire qualcosa, un’unica grande cosa e allora capisco che Donna Perduta appartiene al luogo cui appartengono gli Invincibili:

Signùr! Questa vuol perdere

lasciatela in pace, lasciatela in pace.

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0 thoughts on “Scompartimento comfort donna 2+2 Commenti

un’albina tipo “un angelo alla mia tavola..amo sempre di più questa donna..ma a parte i soliti ignoti dove grazie al cielo spiccavano due personaggi fenomenali..la Donna Perduta è ancora viva o ha sbagliato laddove invece di salire su quel treno aveva seria intenzione di gettarsici sotto?

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Ecco vedi? Chi detesta i perdenti.. Doveva buttarsi sotto il treno no?

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Donna perduta è un “amica fragile” forse.. Era sospesa fra i vostri come stai, meravigliata da luoghi meno comuni e più feroci tipo come ti senti amica, amica fragile, se vuoi possiamo occuparci 1 ora al mese di te, sapete che io ho perduto due figli, signora lei è una donna un poco distratta…
E poi seduta in mezzo ai vostri arrivederci… Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo con una scatola di legno che dicesse perderemo…
Apriamoci una birra va.

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E’ bella, questa cosa che hai scritto. Davvero bella.

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Seguo in silenzio il tuo blog da un bel pò.
Ora volevo solo dirti grazie.

E’ sempre un piacere quando si legge e si entra nelle parole e si sentono gli odori di quello che viene scritto.

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Hai descritto il tutto cosi’ bene che mi sembrava di essere li’ con te

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Spiriti che si incontrano, si scrutano, si riconoscono. Frammenti di un’unità perduta che si dividono ulteriormente, in una logica entropica, verso una pace ineluttabile, verso il nulla. Fremiti di vitalità, di sensibilità, tradiscono l’impulso intimo alla ricomposizione.

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Melissa
Panarello

Scrittrice, agente letterario e altre cose.
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BIO

Nata a Catania nel 1985. Oltre ai suoi libri ha scritto e interpretato i podcast Love Stories, di cui esistono tre stagioni, C’era una volta e c’è ancora e Pornazzi per Storielibere. Collabora regolarmente con La Stampa, Tuttolibri e Specchio, dal 2011 ha una rubrica di astrologia sul settimanale Grazia. Nel 2020 ha fondato l’agenzia letteraria PAL / Piccola Agenzia Letteraria. Il suo ultimo libro, “Storia dei miei soldi”, è stato candidato al Premio Strega 2024.

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