(Inauguro la rubrica dei sogni)

Io e alcuni amici vogliamo rapinare una casa, ma prima dobbiamo ispezionarla. Entriamo tutti in gruppo nell’appartamento mentre ci sono i proprietari chiedendo se ci lasciano giocare “ai ladri” dando l’impressione che vogliamo divertirci. Loro acconsentono e noi cominciamo ad aprire cassetti, stanze, e facciamo una lista delle cose che potremmo rubare. Io e gli amici (non ne conosco nessuno, in verità), ci mettiamo d’accordo che torneremo nella casa quando i proprietari saranno fuori, e allora ruberemo veramente. Salgo su un terrazzo dove si svolge un workshop. L’insegnante chiede ai partecipanti che per iniziare bisogna gridare, in modo che il corpo sia libero da tensioni. Invece che un urlo, da me parte l’aria de La Regina della Notte de Il Flauto Magico. Tutti mi chiedono se canto e io rispondo di no, che scrivo. Mi dicono che, invece, dovrei cantare, “Pensaci seriamente”. Un uomo anziano e molto bizzarro (indossa una tuta viola, i capelli di uno strano giallo paglia, stopposi, forse ha un parrucchino) si interessa a me. Ci disponiamo tutti in cerchio davanti a decine di piatti ricolmi di cibo, molti biscotti. L’uomo bizzarro mi sorride spesso, poi con le dita mi disegna una croce al contrario sulla fronte e dice “benedizioni, tante benedizioni”, e canta in una lingua sconosciuta.

Un foglio a righe, una biro blu.

Incolonno le parole: tesi, antitesi e sintesi. Poi: causa, conseguenza, rimedi.

La lista è ora perfetta.

La osservo per un momento, poi scarabocchio dei punti accanto a ogni capoverso.

Con gesto rapido e preciso unisco i punti.

Dopo mi sembra tutto chiaro, ma non so cosa si sia chiarificato.

Una salamandra rossa e arancione, una lunga lingua, corre e grida attraversando un giardino.

17/11/10

Faccio yoga davanti a una fila di maestri.

Torno a casa. All’ingresso Jack Nicholson, dal nido del cuculo, mi aspetta assonnato. E’ una buona occasione per scappare, gli dico. Prima che torni l’infermiera cattiva.
Lui non mi sente. E’ ubriaco. Riesco finalmente a convincerlo ad uscire dalla mia casa.
E’ arrivato alla porta quando entra l’infermiera. Ha un impermeabile giallo e gocciola acqua. Qualcuno la colpisce alla testa con un bastone. Ha le tempie fracassate e gli occhi aperti, terrorizzati. Il sangue, su un lato della fronte, è secco.

Dico a Jack Nicholson di approfittarne, prima che lei si svegli. Lui continua a non capire. Lo caccio via con veemenza. Chiudo la porta sulla sua faccia.

Punto un occhio dentro lo spioncino: lui è ancora là, il viso folle. Vuole entrare, incosciente del pericolo che lo aspetta.

L’infermiera si risveglia. Poi svanisce.

Compaiono un tavolo da casa di campagna, lungo e scorticato, su cui stanno seduti mia madre e mio padre. In camera da letto, in fondo al corridoio, l’attrice Carla Cassola sta facendo meditazione con un maestro dall’accento fortemente romano.

Mia madre e mio padre stanno litigando.

Lei gli rimprovera la sua inconsistenza di maschio. Urla che suo padre, mio nonno, è un uomo vero. Mio padre non sa difendersi. Io minaccio mia madre con un coltello. Dico, stupendomene mentre lo faccio, che non è vero: papà è un uomo vero.

Mia madre ghigna con intenzione, tira fuori la lingua: avrai le tue buone ragioni per dirlo, vorrebbe dire. Io le tiro calci da sotto il tavolo.

Il maestro yoga romano arriva lamentandosi del chiasso. Io mi scuso e mi vergogno.

Intanto mio padre ha portato dentro una pecora. Si vedono le ossa sul culo.

Il nostro cane cerca di montare la pecora e, mentre cerco di calmare i miei genitori, di scusarmi con il maestro, tento di separare gli animali.

30/10/10

Io e X partecipiamo a un gioco il cui regolamento dice “Se vinci, perdi”.

4/4/10

Io e X ci trasferiamo in una casa nuova. E’ bruttissima. Lui mi lascia lì e se ne va.
Le stanze sono buie, umide, piccole. Sistemo il mio studio nell’unico locale con finestra. Dopo qualche tempo mi accorgo che, se sollevo le tende, entrano molta aria e luce.
Improvvisamente mi accorgo che la casa è circondata da un giardino bellissimo. Ci sono piante di ulivi e ginestre, tante siepi. E’ un giardino incolto ma ordinato, di un verde brillante. Ci sono centinaia di gatti, fermi come statue/custodi. Visito il giardino, poi salgo le scalette di pietre e arrivo in un borgo medievale completamente deserto. Mi fermo davanti a un muro su cui è dipinta una biga condotta da una donna con il seno nudo.
Passa un uomo a cui chiedo informazioni sul dipinto.

E’ la Sicilia liberata”, mi dice.

17/01/11

Io e X camminiamo in un giardino al limite del Mondo. Davanti a noi un altro mondo, grande e tondo. Ci sorridiamo e ognuno di noi salta da un mondo all’altro, galleggia come nello spazio. Ci divertiamo.

21/09/10

A Roma i gatti si fanno la guerra. Hanno transennato una piazza, si aspettano ai varchi. Non c’è essere umano nei paraggi. Vedo arrivare dal cielo una navicella spaziale. Quando si avvicina mi accorgo che è una grande ghianda ricoperta di vetri indiani, marroni. Si ferma davanti a me, si apre, e viene fuori Giovanni Lindo Ferretti. Mi saluta e io gli racconto della guerra dei gatti.

 

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0 thoughts on “TraumFabrik Commenti

Quando si avvicina mi accorgo che è una grande ghianda ricoperta di vetri indiani, marroni. Si ferma davanti a me, si apre, e viene fuori Giovanni Lindo Ferretti. Mi saluta e io gli racconto della guerra dei gatti.

AHAHHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHHAHAHHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAHAHA. Gurgle…

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Ho sempre desiderato palpare il porro in mezzo alla fronte di Ferretti. Chissà se è morbido e fa “squish squish squish”, o duro come la pietra…
Magari è un pulsante che, premuto, gli fa cantare un pezzo a caso dal suo repertorio religioso tradizionale.

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perchè non cerchi di mettere questi sogni su pellicola?
ti piace il cinema?

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Bella idea, raccontare i sogni nel blog: peccato che spesso, dopo 2 minuti da quando mi alzo, li scordo…

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E’ intrepido
affronta ogni avversità
non teme mai
il pericolo e i suoi guai

E’ un duro ma
è dolce come il miele con le donne e poi
e poi le fa arrossire

Perchè lui è l’eroe della città
non ha ostacoli
ha una Magnum che non lo tradirà

City Hunter
il più grande sei tu

City Hunter
ogni giorno di più

City Hunter
c’è bisogno di te

City Hunter
come un fulmine sei

City Hunter

City Hunter

City Hunter
c’è bisogno di te

Come un fulmine sei

City Hunter

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bello! ogni tanto li scrivo anche io sul mio blog, solo che da un anno a questa parte ho la memoria corta e non sogno più. maledetta insonnia.

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Melissa
Panarello

Il primo romanzo "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" è del 2003. Successivamente ha pubblicato altri tre romanzi e tre saggi. Dal 2011 cura la rubrica di astrologia per il settimanale "Grazia". Vive a Roma.
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