“… e ti che ti ghe sbraggi apreuvu
mancu ciû u nasu gh’avei de neuvu
bruttu galûsciu de ‘n purtòu de Cristu
nu t’è l’únicu ch’u se n’è avvistu
che in mezzu a quelle creatúe
che se guagnan u pan da nûe
a gh’è a gh’è a gh’è a gh’è
a gh’è anche teu muggè.”

– Fabrizio De André

Quando Patrizia D’Addario, nascosta dai veli del baldacchino del letto di Putin, ha visto avanzare Silvio Berlusconi con accappatoio e volto bianchi, ha avuto un deja vu.

E’ andata a pescare tra i ricordi una notte di molti anni prima, quando era un’adolescente indomita e i suoi genitori l’avevano mandata in collegio dalle suore. Quella notte lei e le sue compagne stavano chiaccherando sul letto del dormitorio, quando una vecchia suora in tenuta da notte bianca irruppe nella stanza, diffondendo religiosi schiaffi alle poverette. In un creativo lavoro di sovrapposizione, nella mente di Patrizia Silvio Berlusconi diventò quella suora, che ritornava a infliggere la sua punizione. In sottofondo Sal Da Vinci intonava “Zoccole zoccole”, nota ballata in dolce stil novo. “Quella canzone è andata avanti per tutta la notte” mi dice Patrizia sfoderando uno dei suoi rari e dolcissimi sorrisi.

Patrizia D’Addario è una mamma (da un anno sua figlia vive in un collegio in Svizzera “per tenerla lontano da questo fango”); è una donna che ha subìto violenza da quasi tutti gli uomini che ha incrociato: per ultimi un branco di carabinieri in borghese che le è piombato in casa l’anno scorso cercando di violentarla: esiste una denuncia ma nessun punito. Patrizia D’Addario è stata l’unica donna, fra quelle che sono entrate in contatto con il Presidente del Consiglio, ad aver dichiarato di fare la escort mentre tutte le altre si definiscono semplicemente ragazze immagine, anche quando esiste un compenso o uno scambio di favori dietro una prestazione sessuale. Il confine è fragilissimo, passare dall’una all’altra parte avviene con una tale facilità che riconoscere la differenza diventa complicato. Non è solo una questione di pudore e segretezza, la posta in gioco è altissima, il Potere ci ha fatto sbirciare sotto le lenzuola, Tangentopoli ha adesso un nuovo nome (che non scriverò perché le parolacce non si dicono). Dice bene Carlo Freccero quando afferma che oggi la comunicazione più efficace è quella sessuale. La politica comunica con i genitali, il bastone del rabdomante intercetta dolci fresche et chiare acque dentro cui sciacquare i suoi peccati, ma non si accorge che una lieta laguna fa presto a trasformarsi in furiosa cascata.bari

Decido allora di andare alla fonte, dove tutto è cominciato.

A Bari la luna è rossa e bassa, una palla di fuoco contro cui spiccano centinaia di rondini urlanti, impazzite. Per strada un ragazzo urla “Sono single!!” alzando le braccia in segno di vittoria. Il branco di amici al seguito applaude entusiasta alla novità. E’ estate, ricomincia l’amore, si chiude il vecchio e si cerca il nuovo. Sudore e sabbia dal profondo sud, dove le donne portano a spasso fianchi generosi sostenuti da tacchi alti e da una buona dose di narcisismo. Gli uomini scandiscono il ritmo delle strade a passi veloci, scarpe lucide.

Terry De Niccolò, una delle ragazze di Tarantini, mi raggiunge sul lungomare dove sto cenando, mangia anguria con le dita. Donna del segno dei Gemelli, ha una loquela inarrestabile. Sciorina nomi e articoli di giornali, dimostrandosi attenta a ciò che succede nel mondo, ma soprattutto a Bari. Conosce tutti. Sa benissimo come muoversi in questa giungla fatta di favoritismi, scambi di ogni genere, piccoli imprenditori rampanti e politici che, dice lei, “Ti trattano come carne da macello, non hanno rispetto. Se invece sei uomo semplicemente non vieni considerato, sei un lacchè”. Ma perché gli uomini che godono dei vantaggi del potere pagano le donne? Lei non sorride “Perché molti di loro sono brutti,” dice “e perché non ha senso avere il potere se poi non puoi esercitarlo”. Penso agli odori. Penso che tutti i soldi, tutto il potere, la prestanza, non valgono l’odore di un corpo lontano dal decadimento. Non glielo dico, caccio il pensiero, strana forma di razzismo giovanile la mia, razzismo d’odori. Terribile. Chiedo a Terry perché le donne vanno con gli uomini di potere allora, anche se sono brutti, anche se sono cafoni. “Perché ti fanno sognare” dice lei, “ e perché se hai un sogno nella vita, loro te lo fanno realizzare”. Ma con Patrizia D’Addario non è andata proprio così. “Infatti lei ha sbagliato” dice finendo l’anguria “non capisco perché sia andata a chiedere a Silvio il favore, visto che in Puglia comanda il centro-sinistra. Io avrei chiesto a Fitto
, almeno lui è di zona”. Le idee sono chiare, risolute come il sole che incendia il tacco d’Italia. Il vino bianco che sto bevendo si arresta a metà della gola.

Dietro queste ragazze, su cui molti si sono scagliati come se fossero loro il tumore del sistema, diavoli tentatori di canuti agnelli, esistono uomini spietati che hanno considerato fuori moda la bustarella, rivalutando la tettarella. Donne in cambio di favori o favori in cambio di donne, donne che per vanità o reale bisogno barattano il corpo o un semplice sorriso con una comparsata in tv o, peggio, con una poltrona in Parlamento. Ognuno ha quel che vuole. Ognuno paga come può. Qualcuno addirittura non paga. Ma le transazioni, spesso, vanno a finire bene anche se ci sembrano più numerose quelle finite male perché, è chiaro, lo scandalo e il fallimento fanno notizia.
Torno nelle strade trafficate da mamme e figli, da adolescenti con i capelli ondulati e i tacchi bassi. Cosa nascondono, loro? Anche loro hanno dei sogni da barattare? Matteo, un trentenne barese, è sicuro di sì “Intanto rimorchiare è difficilissimo… poi ci sono le conserve, quelle che non te la mollano mai, quelle che devi mandare dieci rose rosse al giorno per avere un loro bacio. O che minacciano separazioni truculente se non rispondi ad un loro SMS dopo dieci minuti. Poi ci sono le libertine, che vabbè, sono poche”. Chi non ha una conserva né una libertina e non può permettersi prostitute d’alto bordo, risponde agli annunci di studentesse che offrono massaggi erotici. Neanche loro sono prostitute, i loro massaggi non sono “crudo e volgare sesso” come dice una di loro “non c’è penetrazione”. Sono massaggi orientali fatti in camerette dove, sulla scrivania, si trovano testi di filosofia o di ingegneria meccanica. Olio di jojoba e Nietzsche.

E’ una città con enormi speranze, Bari. Basti pensare che l’anno scorso un noto pizzaiolo del centro ha avuto la brillante idea di aprire un Parco dell’Amore, con tanto di segnaletica e sponsor incorniciato in un cuore rosso. Lì le macchine potevano posteggiare protette da teli divisori e ognuno aveva il suo spazio d’amore libero. Lo hanno chiuso dopo pochi mesi. Il pizzaiolo si dichiara sconfitto “E’ un paese troppo cattolico, il nostro” dice a bassa voce, come a volermi rivelare un segreto. Ma perché pagare quando, dietro lo stadio San Nicola, le coppie si scambiano partners ed effusioni? Tutto gratis. Amore abusivo in parcheggio abusivo.

Il respiro di Bari soffia come il battito d’un tamburo, le strade sono siepi di voci, di occhi del sud attenti a ogni svolazzare di gonna. Un paese in cui gli uomini guardano le donne per strada è un paese sano, è un paese ancora affezionato al desiderio, ancora curioso di scoprire il corpo e i suoi meccanismi. D’altra parte, le donne ben disposte alla “seduzione urbana” sono sempre meno, vuoi perché i maschi spesso lanciano complimenti poco gradevoli, vuoi perché le nuove frontiere dell’indipendenza hanno ribaltato i ruoli dell’antichissimo gioco di caccia e cattura trasformando timide Persefone in risolute Artemide, provocatori satiri in sostenuti Apollo. La complessità della seduzione è affare per pochi: i più preferiscono la veloce e indolore terapia d’urto altresì chiamata “Amore Garantito”. Tarantini, e tanti altri come lui, hanno assicurato decine di amori a chiunque ne avesse bisogno. Ma a Bari non c’è solo Tarantini. A Bari c’è ancora chi riesce a danzare nel cerchio d’amore senza perdere il gusto della scoperta, o il dolore del rifiuto, senza cioè perdere la meravigliosa umanità del gioco seduttivo. Una notte e un giorno a Bari fanno pensare. Pensi a quanto sia facile e disperato il tentativo di distribuire il proprio corpo nel mondo per ricevere in cambio soluzioni e promesse di sogni; ma pensi anche quanto sia ancora importante e imprescindibile seguire un preciso profumo per Corso Vittorio, seguirlo per ore, poi fermarlo e dire “I fiori passano, ma le rose camminano”

Posted in ArticoliTagged
Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta