Finisco dove tutto comincia.

Come giustamente vaticinava il Lindo Ferretti la vagina è “cavità di donna che crea il mondo, veglia sul tempo, lo protegge. Contiene membro d’uomo che s’alza e spinge, insoddisfatto poi distrugge”. Siccome spiegare cosa è la vagina è una delle faccende più complesse della terra, un po’ come parlare di Dio o dell’amore, non basterebbe l’intero numero di GQ . Inizierò quindi da dove Giovanni Lindo ci ha lasciati.

Che sia una cavità, siamo tutti d’accordo. Lo sapevano gli antichi, che costruivano precise grotte dedicate alla Grande Madre, creatrice del mondo e di tutte le sue cose, dove vivevano Sibille e sacerdotesse nascoste nell’ombra, custodi di segreti arcani ed eterni a cui solo gli eletti potevano accedere. Bisognava addentrarsi nei cunicoli dalla foggia evocativa, e lì si trovavano tutte le risposte di cui si aveva bisogno. Il membro d’uomo che s’alza e spinge, è evidente, vuole andare a conoscere i misteri a lui preclusi. Incapace di raccogliere i messaggi, poi distrugge. Scavare dentro l’ignoto è pericoloso ma indispensabile: tutti ci provano, tutti vogliono sapere. La cattiva notizia è che solo gli eletti possono ricevere oracoli e protezione, tutti gli altri, nonostante l’insistenza, sono condannati all’ignoranza. Non scoraggiatevi: sono le leggi dell’universo.

Il sesso femminile, quindi, esercita un potente magnetismo. L’uomo, con la sua antenna di carne e pulsioni, è avido di conoscere e di esplorare l’inesplorabile. Qualcuno diceva che la sessualità maschile e femminile è riassunta dalla morfologia dei genitali: mentre le donne vivono il sesso “all’interno”, cioè caricano l’atto sessuale di emotività, gli uomini consumano il sesso esterno, ovvero vivono il sesso con il corpo e non con il suo contenuto. Niente di più sbagliato. O, meglio, niente di più qualunquista. La vagina non è sempre pronta ad accogliere e quando respinge bisogna essere molto sensibili ai suoi segnali: a meno che non ci siano problematiche cliniche, è raro che la vagina voglia essere esplorata quando è secca come la corteccia di una sequoia. Raccontatevi tutte le bugie del caso, se volete, ma quanto credete possa durare? La donna, quindi, non vive tutto al suo interno. La sue emozioni sono secrete dall’interno del suo corpo, esattamente come un’erezione maschile.

 

Una grossa fetta di società femminile, inoltre, ha avuto la geniale idea di rendere ancor meno misteriosa la vulva, spogliandola deliberatamente dal suo vestito usuale. Nuda, indifesa, si mostra un poco di più ma mai del tutto: il piacere di scoprire cosa c’è oltre la pelle palpabile rimane. Però, ammetterete, che un cespuglio come si deve riesce a far porre molte più domande: come sarà fatta, là sotto? Insomma, invita alla conoscenza molto più che la bimba depilata. Da amante del nudismo non riesco a capire perché le donne, anche coperte di peluria, facciano così fatica a mostrare la patata: che differenza passa fra un triangolo di pelo e uno di lycra? Perché coprirsi con il costume da bagno o le mutande? Che cambia? Anzi: il costume da bagno rivela le forme precise dopo una bella nuotata. La vagina all’aria aperta, invece, è come se dicesse “Ecco, mi vedi, ma non sai chi sono”. E’ lì, davanti agli occhi, ma rimane un mistero insondabile (a meno che non voglia essere sondato, a suo puro piacere). Per gli uomini è diverso: loro vivono di competizione fallica: se andassero in giro nudi ci sarebbero molti disperati per le strade.

In un bellissimo libro edito da Giunti, “Body Drama”, nel capitolo dedicato alle vagine ci sono decine di foto di vagine diverse, a testimonianza che ogni donna ha la sua vagina e non può essere paragonata a un’altra. Culturalmente siamo abituati a tracciare le differenze con i membri maschili: quello più lungo, quello più corto, quello storto, quello grosso. Ma nessuno ci spiega che anche le vagine sono completamente diverse, ed è questa ignoranza che spesso genera sconforto. Le adolescenti, per esempio, si fanno fumare il cervello a furia di pensare che la forma della loro vagina sia sbagliata solo perché non assomiglia, esteticamente, a quella di Tory Lane. Ma anche le donne adulte e sessualmente mature si pongo dilemmi da società preistorica, tanto da ricorrere alla chirurgia estetica: alcune si fanno recidere le piccole labbra interne, altre schiariscono il colore della pelle genitale, altre combinano altri fattacci innominabili che fanno veramente impressione. Una fica è una fica. La questione non esiste proprio. Non esiste quella bella e quella brutta: non è un naso, non è un paio di orecchi, è l’organo della vita e dell’amore e in quanto tale non necessita perfezione estetica, ma bellezza d’intenti.

Quando ero una bambina mia madre e le sue amiche riunivano le loro figlie in assolati pomeriggi siciliani e le facevano spogliare. C’ero anch’io. Mi toglievo le mutande perché la giuria potesse valutare la mia fichetta e le fichette delle mie coetanee. Ridevamo tutti, non c’era vergogna né morbosità. In fila contro il muro lasciavamo che le nostre madri si chinassero per guardare da vicino il nostro tesoro vergine e poi decidevano a chi spettava lo scettro dell’estate. Quando si perdeva era facile rimanerci male. Quelle femmine adulte e cattive ci avevano iniziato alla competizione femminile, ed erano partite proprio dal punto sbagliato: la vagina. Oggi, riparlando di quegli episodi con le bimbe di allora, nessuna di noi può dire di essersi sentita usata o in qualche modo molestata; eravamo state educate alla libertà del corpo, e ci stavano ahimè educando anche alla competizione. Era questo il fatto più grave. Chi usciva vittoriosa dal concorso Fichetta d’Oro se la tirava per tutto l’anno, ed era terribile per chi perdeva. Insomma, non è stato facile crescere e confrontarsi con il mondo con queste premesse.

Negli arcani maggiori dei tarocchi, la carta che rappresenta la vagina è una coppa scintillante d’acqua e meraviglie. E’ il Santo Graal, la vagina. Il calice che tutti si danno pena di cercare è, in realtà, ovunque. Basta solo capire che la vagina delle vostre compagne e amiche non è solo un pezzo di carne che accoglie e dona piacere. E’ l’origine del mondo, dà vita alla vita, crea amore e diffonde sogni.

Tutto il resto è solo pornografia.

Posted in ArticoliTagged
Condividi

0 thoughts on “Anatomia di una scrittrice su GQ – VAGINA Commenti

Ci siamo incontrati per caso in aereo, seduti l’uno accanto all’altra, in un Roma-Catania del gennaio 2004, e devo dire che la tua curiosità, allora come oggi non è cambiata. Ci scambiammo tante informazioni, con domande e altrettante risposte, ed allora capii che sotto quegli occhioni espressivi, c’era il talento di una brava scrittrice. Complimenti, concordo con ogni parola di quello che hai scritto.
Vincenzo

Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Prev post È un mondo necrofilo, quindi viva la libertà sessuale di Melissa P. – Alessandra Di Pietro, Il Foglio

Next post Anatomia di una scrittrice su GQ- CULO

About
About

Melissa
Panarello

Scrittrice, agente letterario e altre cose.
Seguimi

BIO

Nata a Catania nel 1985. Oltre ai suoi libri ha scritto e interpretato i podcast Love Stories, di cui esistono tre stagioni, C’era una volta e c’è ancora e Pornazzi per Storielibere. Collabora regolarmente con La Stampa, Tuttolibri e Specchio, dal 2011 ha una rubrica di astrologia sul settimanale Grazia. Nel 2020 ha fondato l’agenzia letteraria PAL / Piccola Agenzia Letteraria. Il suo ultimo libro, “Storia dei miei soldi”, è stato candidato al Premio Strega 2024.

Iscriviti

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi articoli.