Nello scenario necrofilo di silicone, protesi, tanga e siparietti, ” Tre” di Melissa P. (Einaudi) è un romanzo liofilo e questo è già di suo parecchio disturbante. Larissa è una poetessa che dopo un libro di successo a sedici anni, si innamora e si sposa a diciotto con un suo coetaneo, divorzia, rimane incinta a ventisei e partorisce in casa senza invocare l’epidurale ma cercando dentro di sé il ricordo di quando era lei “a scivolare, lei inceppata dentro la cavità materna”. La storia inizia quando Larissa accoglie la depressione per il fallimento del suo amore e accetta di essere perdente, scrutando il suo inferno interiore senza condiscendenza né acrimonia (“Aveva perso ogni interesse nella vita, eppure non aveva desiderato la morte neanche per un secondo”). Tra alcol e cocaina, nel notturno girovagare, incontra due uomini che le piacciono, come succede a molte perde la testa per entrambi, con il coraggio che hanno in poche li porta nello stesso suo letto. Certo che in “Tre” ci sono scene di sesso: la cattiva e velenosa madre sodomizzata senza cattiveria né veleno da uno degli amanti della figlia, i due uomini tra loro, e pure un’orgia di cui la protagonista è organizzatrice e spettatrice e che lascia agli altri di cercare la pienezza dentro il corpo sentendola già lei dentro la pancia gravida. A questo figlio cercato, voluto e venuto al mondo da tre potenziali padri, Larissa decide con saggezza di darne solo uno, l’uomo che lei ama. 
Melissa ha una scrittura pop che cede all’aggettivo, alla metafora o a stravaganti parole, uno stile semplice e diretto, l’onesto lavoro di una scrittrice di ventisei anni che un tale avrebbe voluto mettere “a novante gradi e infilarle su le pagine di “Lolita”. E invece lei, sedendo al riparo da tanta violenza (invidia?) ogni giorno legge, studia, scrive, cresce e divina con i suoi tarocchi anche su La7, dove è truccata, bellissima ma nessuno potrebbe scambiarla per una valletta. C’è un’ascesa ossessiva per l’esposizione del corpo femminile e un equivalente desiderio di voyeurismo (in prevalenza maschile) che la sostiene. Volendo mettere al centro della scena storie che ruotano sulla libertà sessuale va accettato il rischio di essere alla mercé di chi guarda. Dice la filosofa Franca D’Agostini che il pericolo della ribalta contiene per le donne “un elemento di disperazione che è dato dall’assenza di contenuti”. E aggiunge “Quando nella visibilità c’è un contenuto, essa diventa libertà”. Melissa ha visibilità e ha un contenuto, lei è libera e crea sulla carta donne libere. E anche di questa narrazione c’è bisogno. 
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